Nell’articolo di oggi prima di tutto facciamo un caloroso applauso a quei temerari che hanno sollevato il velo sul mondo spesso trascurato della pianificazione aziendale, parlando di business continuity planning e di come fare un business continuity plan

Cosa che è diversa dal business plan per le start up, il quale è proprio un documento differente (ma tra poco ne parliamo nel dettaglio)…

È raro, in effetti, trovare anime coraggiose che affrontano l’argomento con la serietà che merita.

Tuttavia, c’è un grande “ma” in questo scenario. La verità è che, nonostante le migliori intenzioni, troppi di questi pionieri finiscono per parlare dell’argomento in una lingua che sembra aliena  e che a fatica può essere adatta a un convegno di astrofisica…

Figurarsi se va bene in una riunione di team determinato a costruire qualcosa di tangibile (ovviamente no).

Apprezziamo i loro sforzi, ma diamo spazio alla realtà: quando si tratta di Business Continuity Plan (BCP), troppo spesso il messaggio viene perso in un mare di jargon tecnico e teorie complicate.

E questo, amicio mio, è sbagliato, perchè il business continuity plan non deve essere comprensibile solo al bacchettone laureato in azienda, ma anche all’operaio che ha la terza elementare rubata al mercato del pesce, altrimenti è cartaigenica.

Noi non abbiamo bisogno di lezioni universitarie o di brodi allungati, che ci addormentano sulle scrivanie. 

Abbiamo bisogno di strumenti pratici, diretti, e soprattutto utilizzabili.

Quindi qui non parleremo di business continuity plan come se fosse un manuale di istruzioni per un razzo spaziale.

No, lo tratteremo per quello che è: un faro che guida la tua impresa attraverso il mare calmo ma anche attraverso le tempeste, un amuleto che ti protegge dagli spaventi improvvisi e dai guasti dell’ultimo minuto.

Un business continuity plan ben redatto non è un lusso; è un must per chiunque voglia crescere e prosperare nel selvaggio mondo dell’imprenditoria e delle start up, senza essere gettato fuori rotta al primo colpo di vento.

Perciò adesso vediamo… 

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A cosa serve DAVVERO fare business continuity planning e avere scritto ben chiaro e definito un business continuity plan?

Nel grande teatro dell’imprenditoria, ogni giorno si alza il sipario su una nuova rappresentazione. Tu sei l’attore principale e il regista della tua opera: la tua impresa.

Ma cosa succede quando, senza preavviso, uno dei cooprotagonisti che lavorano con te ad esempio si ammala, il sistema di illuminazione fallisce o un temporale inaspettato minaccia di annullare lo spettacolo?

Ecco queste sono alcune delle circostanze dove entra in scena il business continuity planning.

Questo processo non è altro che la tua sceneggiatura di emergenza, la tua contro-mossa strategica per evitare di improvvisare, rischiando di fare la figura del dilettante e magari chiudere pure l’azienda.

È quel piano dettagliato che hai in tasca, pronto a essere sfoderato, che ti permette di dire “Lo spettacolo deve continuare!” nonostante le avversità.

Il business continuity planning è la tua assicurazione che, anche quando le luci si spengono, perchè hai un generatore pronto all’occorrenza che ti permette di continuare ad erogare i tuoi prodotti o servizi.

Quando un attore chiave esce di scena, c’è già una comparsa istruita a prendere il suo posto.

Pensa al business continuity plan come a un faro nella nebbia, una mappa del tesoro in una giungla impenetrabile.

Ti guida attraverso la selva oscura degli imprevisti, attraverso i gorghi vorticosi delle crisi, fino a portarti in un porto sicuro.

È la tua bussola quando sei perso e il tuo paracadute quando il volo diventa turbolento.

Per esempio, immagina di gestire una panetteria di successo.

Un giorno, una tempesta interrompe l’energia elettrica. Nessuna luce, nessun forno funzionante. Panico?

No, perché il tuo business continuity planning prevede già una soluzione: un generatore di emergenza e una fornitura di candele per creare un’atmosfera calda e accogliente.

I tuoi clienti si godono la loro colazione a lume di candela mentre fuori imperversa il caos. E tu? Sorridi dietro al bancone mentre gli altri negozi sono fermi, perché avevi previsto questo momento e hai agito di conseguenza.

Il business continuity plan non è, quindi, un semplice documento tecnico; è la tua avventura epica scritta su carta, pronta a essere vissuta. Un documento che ti permetterà di diventare un imprenditore leggendario

È il racconto di come hai previsto l’imprevisto, di come hai danzato con il destino e di come, alla fine, hai trasformato OGNI singola crisi in una vittoria.

Ed ora che abbiamo capito a cosa serve questo prezioso alleato, stai con me un minuti perchè dobbiamo vedere anche…

L’applicazione pratica del business recovery plan e come devi fare tu il tuo business recovery planning 

Nel tessuto del commercio e dell’industria, le storie di resilienza sono scolpite nelle fondamenta stesse delle aziende di successo. Questo perchè i problemi li hanno tutti, soltanto che solamente chi li supera si prende i grassi premi che ci sono solitamente dopo i momenti di crisi.

Ogni esempio che segue è un racconto di sfida e anticipazione dei problemi, un preludio alla soluzione che il tuo business recovery planning porterà risparmiandoti mal di testa inutili e perdite di denaro che senza questo documento arriverebbero come delle ghigliottine sulla testa della tua impresa.

In una cittadina costiera, dove le onde accarezzano dolcemente la sabbia, una piccola libreria subì il bacio freddo dell’acqua, non quella dei libri illustrati per bambini, ma quella reale, che si insinua tra le pagine e distorce le parole.

Come si solleverà la libreria dalla sua inondazione? La risposta arriva nel prossimo atto e sarà una lezione di come puoi fare il business recovery plan.

Altrove, in un labirinto di cubi e monitor, un’azienda tech è paralizzata da un silenzio digitale.

I loro sistemi, un tempo vivaci e zumbanti, giacciono inattivi, vittime di un attacco invisibile. Ma non tutto è perduto; la loro storia è solo all’inizio e tra poco vediamo come si sono salvati grazie al business recovery planning.

In una fabbrica dove le macchine e l’umanità danzano in un balletto di produzione, un ingranaggio si ferma.

Un lavoratore, pilastro dell’azienda, deve allontanarsi per un’urgenza.

Gli occhi dei suoi compagni si spalancano davanti al vuoto lasciato dal suo banco di lavoro.

Come continuerà la sinfonia di questa fabbrica senza la sua presenza? Già sai che lo scoprirai tra poche righe, ma che comunque si tratta dell’uso di un business recovery plan ben fatto.

Le nubi si radunano sopra una città vibrante, e un imprenditore osserva con preoccupazione.

Una tempesta legale si avvicina, portando minacce di dispute e intoppi.

Gli abitanti della città si chiedono: come navigherà l’impresa attraverso questa bufera giuridica?

E in un angolo remoto del mondo, una catena di approvvigionamento si rompe. Gli scaffali vuoti guardano i passanti, mentre un venditore di frutta attende la consegna che non arriva.

La tensione sale: qual è il piano per riempire nuovamente questi spazi? La risposta è sempre lui, il nostro amico business recovery planning che vedremo tra un attimo come ha risolto questo problema.

Quando il mondo si fermò, e un silenzio pesante calò sulle strade e i mercati, le aziende si ritrovarono a contemplare corridoi vuoti e uffici silenziosi.

Una pandemia aveva chiuso le porte, ma una domanda rimaneva: come si riapriranno? Il Business recovery plan risolverà anche questa situazione?

Questi non sono semplici esempi; sono capitoli vivi delle saghe che ogni imprenditore potrebbe vivere.

Sono le avventure in attesa di essere vissute e le sfide pronte ad essere superate. Ma non perdiamoci in chiacchiere ora e vediamo… 

Come fare business recovery planning ha salvato 6 aziende da perdite di soldi e di clienti importanti -e come il business recovery plan può fare salvare montagne di denaro e risorse anche a te.

Dietro le quinte di ogni crisi, si cela l’eroe silenzioso business recovery plan che abbiamo  già conosciuto. Ma vediamo meglio come interviene in momenti di crisi e emergenze reali.

La libreria annegata dalla tempesta rinasce come l’araba fenice dalle sue ceneri umide.

Il proprietario aveva previsto l’impensabile: un piano dettagliato per affrontare alluvioni improvvise.

Così, con una squadra di risanamento preallertata e una solida polizza assicurativa, il sogno letterario non solo sopravvive ma si espande, aprendo una sezione di libri marittimi che celebra la loro resilienza.

Nel cuore tecnologico della città, il silenzio digitale si spezza con una melodia di ripresa.

Il loro Business Recovery Plan aveva previsto copie di sicurezza e protocolli di risposta immediata.

Mentre i cyber-criminali pensavano di aver avuto la meglio, il team IT eseguiva mosse di contromisura che trasformavano la vulnerabilità in una lezione di sicurezza rafforzata. Sempre sia lodato il business recovery planning!!!

L’orchestra della fabbrica, ora priva di uno dei suoi solisti, non perde un battito.

Il piano di continuità aveva istruito ogni membro su più funzioni, creando un ensemble di talenti intercambiabili. La produzione continua, il ritmo rimane inalterato, e l’armonia prevale.

Quindi arriviamo ai problemi legali che minacciavano di oscurare l’impresa, dove ancora una volta il Business Recovery Plan dispiegava il suo scudo.

Un team legale era già al corrente, con strategie e difese pronte. La tempesta giuridica si dissolveva in una pioggia di soluzioni preventive, lasciando l’impresa non solo intatta, ma più forte e preparata, con una reputazione che è quella di “non rompete il cazzo a quest’azienda”.

Laddove nel mercato la catena di approvvigionamento si era spezzata, il venditore di frutta sorride con tutti e 36 i denti.

L’imprenditore astuto aveva previsto tutto facendo attentamente business recovery planning, attrezzandosi con fornitori alternativi e locali in attesa. La frutta torna sugli scaffali più fresca e variegata di prima, con un mosaico colorato di opportunità diversificate.

E in un mondo costretto all’isolamento da una pandemia, ebbene sì, le aziende con un Business Recovery Plan robusto si trasformavano.

Lavorando da remoto, flessibilità e innovazione digitale si intrecciavano in una nuova trama di produttività. La chiusura diventava l’apertura verso nuove modalità di collaborazione e di business.

In ogni storia, come hai potuto vedere, il Business Recovery Planning è la chiave di volta che trasforma il pericolo in opportunità, la disperazione in determinazione, senza mai dover rincorrere i problemi, ma essendo invece pronti ad ogni evenienza.

Lo so, è una cosa un po’ da paranoici…

Ma ciò non toglie se vuoi fare impresa un po’ paranoico (con cervello) lo devi essere e con un piano ben strutturato, la tua impresa non solo sopravviverà ma potrà esplorare nuovi orizzonti di successo. Perciò Vediamo nel dettaglio…

 

Qual’è la procedura step-by-step per start up che vogliono evitare di spaccarsi la faccia dopo tutti gli sforzi fatti per aprire un’attività con profitto facendo business recovery planning!??

Dopo aver fatto un grande viaggio in cui abbiamo capito come funziona un business recovery plan, vediamo i passi per disegnare la tua mappa SALVA tesoro:

  1. Valutazione dei Rischi: Identifica i possibili scenari che potrebbero inchiodare di botto la tua produzione. Che si tratti di disastri naturali, guasti tecnologici o crisi sanitarie, conoscere gli handicap e i problemi che possono sopraggiungere, è il primo passo per poterti permettere di ridere in faccia ai problemi.

  2. Analisi dell’Impatto: Considera come ogni rischio identificato potrebbe impattare la tua attività. Quali processi sarebbero più colpiti? Quanto tempo potresti sopravvivere senza un certo servizio o dipartimento? Insomma… diventa paranoico come John Nash in “A Beautiful Mind”.

  3. Strategie di Mitigazione: Per ogni rischio, sviluppa un piano d’azione. Se la tua azienda non può operare senza elettricità, come farai ad avere energia? O come genererai entrate alternative SENZA energia??? Se un membro chiave del team è assente, chi può sostituirlo? Non essere superficiale in questo lavoro… Immagina ogni vire fuori posto, ogni mosca che potrebbe volare nella sala riunioni… Ogni cosa. E infine pensa a come mitigherai l’effetto del danno subito.

  4. Piano di Comunicazione: Stabilisci come comunicherai con i dipendenti, i clienti e i fornitori durante una crisi. Avere linee di comunicazione chiare è vitale in momenti di caos. Già le persone appena si rompe una fotocopiatrice vanno in paranoia e ti guardano con la faccia da pesci rossi… figurati se c’è un vero problema e tu non dici esattamente e con estrema calma e positività trasferisci il piano d’azione che hai già pensato nel tuo business recovery plan. Dai retta allo zio e comunica anche questo.

  5. Test e Formazione: Hai presente i test antincendio che si fanno a scuola? Ecco, devi fare uguale. Metti alla prova il tuo piano regolarmente e forma il tuo team su come attuarlo. Un piano non testato è come una nave che non ha mai navigato; non sai come si comporterà quando arriverà la tempesta.

  6. Revisione e Aggiornamento: Il tuo Business Recovery Plan non può essere visto in azienda come un noioso manuale di istruzioni, buttato sopra qualche macchinario, o in fondo a qualche cassetto con tanto di polvere. Eh no… deve crescere con la tua azienda. Revisionalo annualmente o dopo ogni grande cambiamento nella tua attività.

E ricorda, questo documento prezioso dovrebbe essere un allegato essenziale da affiancare al tuo business plan tradizionale.

Le banche lo apprezzano.

Gli investitori lo apprezzano.

E findati… Se mai avessi problemi (e ce li avrai) sarai anche tu il primo ad apprezzarlo.

Se hai pagato qualcuno per redigere un business plan che non ti ha mai nemmeno accenato cosa sia il business recovery planning e quanto sia essenziale, allora è caso che valuti di chiedere un rimborso e cambiare professionista.

Un consulente che trascura il business recovery plan è come un capitano che dimentica di portare la bussola sulla nave.

Armati con questi passi, non solo sopravviverai agli imprevisti, ma andrai verso successi ancor più grandi di quelli che sono sicuro raggiungerai.

Come lo so?

La maggioranza delle persone non ha sbatta di leggere un articolo fino in fondo e se se cui, soprattutto se lo hai letto con attenzione, questo fa di te un vero campione!

Per oggi abbiamo finito con le pillole di business, ma se sei un tipo assetato di sapere e non vedi l’ora di avere a disposizione tutti i più potenti e aggiornati strumenti per lanciare o rilanciare un’attività…

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Andrew il community scout

Esperto di start up in bootstrapping numero 1 in Italia


Autore di:

Il Vangelo del Community Marketing

Che cavolo Apro

E alti

Asmatico leader della community Che Cavolo Apro (vieni a sbirciare qui su Facebook)

Ideatore del sistema di Community Marketing originale #1

“Architetto” dietro la creazione di C.Plan Atomico – la tua cassetta degli attrezzi fatta su misura per te, la tua città, il tuo settore e il tuo business, per fare esplodere il tuo conto corrente a causa degli eccessivi incassi

Inventore del Direttore Clienti – Il TUO dirigente semi-automatizzato per educare i TUOI clienti ad eseguire ordini e a comprare mettendosi sull’attenti ad ogni tuo comando